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Cultura & Distopie

«I mondi dietro i mondi di Miyazaki»

In «L'universo di Hayao Miyazaki» Nicolas Rapold ricostruisce letture, luoghi e ricordi dietro i capolavori dello Studio Ghibli. Perché leggerlo.

Andrea Prosperi
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C'è un momento, guardando un film di Hayao Miyazaki, in cui smetti di chiederti "come è fatto" e ti limiti a starci dentro. Il mio vicino Totoro, Principessa Mononoke, La città incantata, Il castello errante di Howl, Si alza il vento… mondi interi che sembrano essere sempre esistiti. Del resto Miyazaki è uno dei pochissimi autori che il grande pubblico e la critica venerano allo stesso modo. Due Oscar per il miglior film d'animazione (La città incantata nel 2003 e Il ragazzo e l'airone nel 2024), un Oscar onorario alla carriera nel 2014, l'Orso d'oro di Berlino e il Leone d'oro alla carriera a Venezia. Ecco, quei mondi non nascono dal nulla.

Il libro L'universo di Hayao Miyazaki di Nicolas Rapold, uscito per Apogeo a maggio 2026, scava esattamente dentro quei mondi. Lo sto leggendo in questi giorni, sono circa a metà, e ho pensato di dirvi la mia.

Chi è l'autore

Nicolas Rapold è un critico e storico del cinema americano, firma di The New York Times, Sight & Sound, Filmmaker e Financial Times, ex direttore della storica rivista Film Comment e voce del podcast The Last Thing I Saw, in cui intervista registi e critici. Ha curato rassegne al Lincoln Center e al Museum of the Moving Image e insegnato alla NYU e a Princeton. È un peso massimo: uno che sa guardare i film e sa da dove vengono.

Di cosa parla il libro

Il titolo originale è più esplicito di quello italiano: The Worlds of Hayao Miyazaki — i mondi, al plurale. È la chiave di tutto. Rapold non prova a "spiegare" i film (Miyazaki stesso dice che «se si cerca di spiegare tutto di un film, la sua portata si riduce»). Al contrario, ci mostra l'universo culturale che li alimenta: le letture d'infanzia, i romanzi, i luoghi visitati, la tradizione giapponese dallo spirituale al culinario, i ricordi personali, persino gli altri film d'animazione che lo hanno formato. Dieci capitoli tematici che funzionano come una mappa dei mondi dietro i mondi: le tessere sparse — un libro letto da ragazzo, una città vista in viaggio, un dolore privato — che Miyazaki assorbe e rende irriconoscibilmente sue.

È un libro straordinario proprio per questo: non ti toglie la magia spiegandola, te ne restituisce di più mostrandoti quanto è densa.

Non tutti sanno che…

Qualche assaggio tra le cose che il libro ricompone (e che mi hanno fatto fermare a rileggere):

  • Nausicaä non prende il nome solo dalla principessa dell'Odissea: si fonde con una figura giapponese antica, la «principessa che amava gli insetti», protagonista di un racconto del XII secolo.
  • Il castello nel cielo deve nome e premessa a I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift: Laputa è l'isola volante immaginata da Swift nel 1726.
  • La città di Kiki - Consegne a domicilio non è giapponese né inventata da zero: Miyazaki viaggiò in Svezia e costruì Koriko a partire dalla cittadina medievale di Visby, sull'isola di Gotland, e da Stoccolma.
  • La mamma in ospedale di Totoro nasce da una ferita reale: la madre di Miyazaki soffrì per anni di tubercolosi spinale, con lunghe degenze che segnarono la sua infanzia — un motivo che torna, sommerso, in tutto il suo cinema.

Perché leggerlo?

Se ami Miyazaki, questo libro è il modo migliore per tornare ai suoi film sapendo dove guardare. Se lo conosci poco, è un ottimo pretesto per cominciare. Costa 28 € (224 pagine) e lo trovi sul sito dell'editore Apogeo; Apogeo ne ha anche pubblicato un estratto sul rapporto tra Miyazaki e l'ambiente e mette online gratis indice e introduzione.

Poi, se ti interessa il filo che tiene insieme immaginazione, attenzione e creatività — perché anche di questo, in fondo, parlano i mondi di Miyazaki — lo puoi approfondire insieme a me nel mio percorso di Mindfulness e pensiero creativo.

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Andrea Prosperi

Andrea Prosperi

Mindfulness teacher & trainer, scrittore e rapper (Barry Convex). Neurodivergente. Scrivo di tecnologia, mente e presenza. Autore di «Mindful Tech».