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Cultura & Distopie

Il produttore che medita: perché «L’atto creativo» di Rick Rubin è un libro di mindfulness

«L'atto creativo: un modo di essere» è il libro di uno dei produttori musicali più influenti di sempre — l'uomo che ha co-fondato la Def Jam e rilanciato Johnny Cash. Ma sotto la superficie c'è dell'altro: il punto di contatto più limpido che io abbia mai letto tra meditazione mindfulness e creatività.

Andrea Prosperi
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«L'atto creativo: un modo di essere» è l'ultimo libro di Rick Rubin. E se la domanda che vi state facendo è «chi è Rick Rubin?», concedetemi la premessa. Vi aiuta a capire perché questo libro va letto.

L'uomo dietro tanta grande musica

Rick Rubin è uno dei produttori musicali più famosi e influenti al mondo. Chi capisce qualcosa di rap sa di cosa parlo: è stato il co-fondatore della Def Jam, l'etichetta che ha fatto la storia del genere, e ha prodotto album storici per i Beastie Boys e i Public Enemy. Ha lavorato con le band rock che hanno definito interi decenni — gli Slayer, i Metallica, i Red Hot Chili Peppers, i System of a Down. Ha salvato e rilanciato la carriera di Johnny Cash, quando tutti l'avevano dato per finito, con le American Recordings che oggi sono leggenda. Ha collaborato con Adele, Eminem, i Linkin Park…

Quindi, insomma: quando Rick Rubin parla di arte, non è un guru da conferenza. È uno che l'arte la fa ai massimi livelli da quarant'anni, in tutti i generi possibili. Ed è per questo che quando ha scritto un libro — questo libro, un libro straordinario — ho voluto comprarlo.

Perché è così bello?

Per un motivo che riguarda da vicino chi legge questo magazine: è un punto di contatto eccezionale tra la meditazione mindfulness e la creatività. Se volete capire il rapporto profondo tra queste due cose — non quello da poster motivazionale… quello vero! — questo è il libro da cui partire.

Rubin non usa quasi mai la parola «mindfulness», eppure il libro ne è impregnato: la consapevolezza come materia prima del creare, l'attenzione come strumento dell'artista, l'ascolto di ciò che c'è prima di produrre qualcosa che non c'era. La sua tesi di fondo è che la nostra vita è una creazione costante, attimo per attimo: non creiamo solo quando scriviamo, componiamo o dipingiamo — creiamo ogni volta che scegliamo dove mettere l'attenzione. Che è, parola per parola, quello che la pratica meditativa allena.

Un modo di essere

C'è un passaggio che riassume tutto, ed è quello da cui il libro prende il titolo. Vivere la vita come artisti, scrive Rubin, è una pratica: o sei coinvolto nella pratica, o non lo sei. Non ha senso dire «non ne sono capace» — sarebbe come dire «non sono capace di essere». E usa un paragone che a chi frequenta la meditazione suonerà familiare: è come la vita del monaco. Del monaco non aspettiamo di vedere l'opera; la sua opera è il modo in cui sta al mondo. Per l'artista vale lo stesso: prima dei dischi, dei libri e dei quadri, essere artisti è un modo di essere al mondo.

Ecco perché il titolo non è «come si crea» ma «un modo di essere». Ed ecco perché lo consiglio anche, e soprattutto, a chi non si considera un creativo: è precisamente il pregiudizio che il libro smonta, pagina dopo pagina.

Del rapporto tra pratica meditativa e pensiero creativo ho scritto spesso. È uno dei fili di questo sito («Mindfulness e pensiero creativo») e ci ho costruito sopra un percorso, Creativity Mindfulness, dove queste due dimensioni si allenano insieme: se dopo Rubin vi è venuta voglia di praticarlo, oltre che leggerlo, lo trovate qui.

«L'atto creativo: un modo di essere», Rick Rubin, trad. Daria Restani — Mondadori.

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Andrea Prosperi

Andrea Prosperi

Mindfulness teacher & trainer, scrittore e rapper (Barry Convex). Neurodivergente. Scrivo di tecnologia, mente e presenza. Autore di «Mindful Tech».