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Tecnologia & Coscienza

La mindfulness per contrastare la dipendenza da videogiochi

Un pilota Oxford-SKKU adatta la Mindfulness-Based Cognitive Therapy al gaming problematico: otto settimane di gruppo riducono i sintomi negli studenti universitari. Un promettente primo studio.

Andrea Prosperi
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C'è una popolazione che i protocolli mindfulness hanno quasi sempre ignorato: chi gioca troppo. Non per pigrizia — per mancanza di strumenti tarati. La dipendenza da videogiochi (internet gaming disorder, IGD) è nel DSM-5 come condizione da approfondire, e colpisce soprattutto giovani adulti: in Corea del Sud ben il 18,3% dei 18-29enni è classificato ad alto rischio, la fascia più esposta di tutte. Ora un gruppo della Sungkyunkwan University di Seoul, insieme a Willem Kuyken dell'Oxford Mindfulness Centre, ha pubblicato su Mindfulness il primo pilota di un protocollo dedicato: si chiama MBCT-G, dove la G sta per gaming.

Cosa hanno fatto

Il punto di partenza è l'MBCT — la terapia cognitiva basata sulla mindfulness nata a Oxford per prevenire le ricadute depressive — nella versione MBCT-L («for Life»). Il team l'ha riscritta per il gaming problematico: linguaggio e scenari adattati agli universitari, sessioni ridotte a 90 minuti, pratica a casa dimezzata a mezz'ora al giorno (chi ha problemi di attenzione e gratificazione immediata non regge 40 minuti di body scan al primo colpo; ne ho scritto in Meditare con l'ADHD si può (4 agosto 2026)). E due strumenti nuovi dalla seconda settimana: il calendario del gaming impulsivo, per vedere quando e perché si accende l'urgenza di giocare, e il calendario di esperienze piacevoli alternative — sport, socialità, hobby creativi — per ricostruire un repertorio di piacere fuori dallo schermo.

Quarantasei studenti ad alto rischio di IGD, assegnati a caso: 24 alle otto sessioni di gruppo, 22 a una lista d'attesa senza intervento. Misurazioni prima, dopo e a un mese dalla fine.

Cosa hanno trovato

Chi ha seguito il programma ha ridotto i sintomi di dipendenza dal gioco più del gruppo di controllo, insieme a stress percepito e ansia di stato, e ha migliorato l'autocontrollo. A quattro settimane dalla fine i guadagni tenevano tutti — tranne l'ansia di stato, tornata sui livelli di prima. Ed è un dato che vale la pena guardare in faccia: passata la struttura settimanale del gruppo, l'ansia risale; l'autocontrollo e il rapporto col gioco, invece, restano.

Ci sono però due cose che la mindfulness non sembra aver mosso: l'impulsività e i sintomi depressivi. In altri termini, otto settimane di mindfulness, in questo caso, cambiano il comportamento, non i tratti di base.

Quanto fidarsi

Benché interessante, è solo uno studio pilota: 46 persone, controllo passivo (chi aspetta in lista non riceve niente, quindi parte dell'effetto può essere aspettativa), follow-up di un mese, registrazione dello studio solo retrospettiva. Gli stessi autori vorrebbero replicare il protocollo su un campione più ampio, con un gruppo di confronto attivo e un follow-up più lungo. Ma il segnale è coerente con quello che la ricerca sta accumulando: un trial su JAMA Network Open del 2024 aveva già mostrato che la meditazione riduce craving e severità dell'IGD agendo sui circuiti prefrontali dell'autocontrollo. La novità qui è il pacchetto: un protocollo strutturato, di gruppo, economico, replicabile — pensato per i servizi di counseling universitari, che hanno poche risorse e tanti studenti che giocano per non sentire lo stress.

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Andrea Prosperi

Andrea Prosperi

Mindfulness teacher & trainer, scrittore e rapper (Barry Convex). Neurodivergente. Scrivo di tecnologia, mente e presenza. Autore di «Mindful Tech».