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Tecnologia & Coscienza

Meta patteggia 17 miliardi sui minori: cosa cambia davvero e perché

Quarantasette stati americani, un processo chiuso prima di cominciare e un elenco di misure che cambierà i social degli adolescenti. Ma la parte più interessante dell’accordo non sono i soldi. E riguarda anche noi adulti.

Andrea Prosperi
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Mercoledì 26 agosto Meta ha accettato di pagare fino a 17,1 miliardi di dollari a 47 stati americani (più il Distretto di Columbia e alcuni territori) per chiudere la causa che la accusava di aver progettato Facebook e Instagram per creare dipendenza nei minori, sapendolo, e di aver ingannato il pubblico sulla loro sicurezza. La causa era stata depositata nel 2023; il processo federale era appena cominciato a Oakland, California. Con l’accordo depositato in tribunale Meta non ammette alcuna colpa: le accuse restano accuse, mai accertate in giudizio. I procuratori la chiamano la più grande vittoria di tutela dei consumatori dai tempi del tabacco, anni Novanta.

Sui numeri le testate hanno fatto confusione (troverete 16,7, 17 e 18 miliardi): la cifra dell’accordo multistato è 17,1, ma solo 12,7 sono garantiti. Gli altri 5,3 scattano a una condizione curiosa: che anche TikTok e YouTube adottino misure simili e paghino altrettanto. Meta, in pratica, ha negoziato per trascinarsi dietro i concorrenti — «i ragazzi si muovono tra decine di app, serve una soluzione di settore», ha detto il suo chief legal officer. I 18 miliardi di alcuni titoli? Sommano l’accordo separato del Texas (1 miliardo, stesso giorno). Fuori anche New Mexico, che a inizio anno ha vinto la sua causa: 375 milioni decisi da una giuria.

E poi c’è l’elenco delle misure, valide per almeno un decennio. Per gli utenti minorenni: limite di due ore al giorno (disattivabile solo da un genitore), blocco notturno da mezzanotte alle sei, notifiche mute in orario scolastico, un avviso ogni 15 minuti di scroll continuo, la possibilità di scegliere un feed non algoritmico, autoplay disattivabile, like nascosti di default e lo stop ai filtri di chirurgia estetica. Se TikTok e YouTube aderiranno, il limite scenderà a un’ora.

Non è la prima volta

Per Meta è il capitolo più costoso di una storia che dura da anni. Nel 2021 i documenti interni portati fuori da Frances Haugen rivelarono che l’azienda studiava da tempo gli effetti di Instagram sulle adolescenti — ed è da lì che nasce la causa dei procuratori. Nel 2022 il garante privacy irlandese le aveva inflitto una multa da 405 milioni di euro per il trattamento dei dati dei minori su Instagram. Nel 2024 la Commissione europea ha aperto un procedimento formale sotto il Digital Services Act proprio sui meccanismi che possono indurre dipendenza nei ragazzi. E restano migliaia di cause individuali e di distretti scolastici americani.

Intanto, nel resto del mondo…

Il patteggiamento arriva mentre mezzo mondo sta alzando barriere. L’Australia ha fatto da apripista: dal 10 dicembre 2025 le piattaforme devono adottare “misure ragionevoli” per impedire agli under 16 di avere un account. La responsabilità è loro, delle piattaforme, non delle famiglie: chi non si adegua rischia multe fino a 49,5 milioni di dollari australiani — che il governo ha annunciato a giugno di voler raddoppiare a 99, perché «è chiaro che le big tech non stanno facendo abbastanza», ha detto il premier Albanese. Nei primi mesi sono stati bloccati 4,7 milioni di account di minorenni.

La Francia ha approvato a luglio una legge che vieta i social sotto i 15 anni. La Danimarca ha annunciato un divieto sotto i 15 (con deroga dei genitori dai 13), la Norvegia prepara un disegno di legge per il limite a 16. E il Regno Unito, che dal 2025 impone verifiche dell’età con l’Online Safety Act, sta valutando un divieto sul modello australiano — esteso, per la prima volta, ai chatbot “romantici” di AI.

Il perché accade tutto questo? Cosa dice la scienza

Non è panico morale (per fortuna): è che le evidenze si stanno accumulando, e vale la pena guardarle, senza allarmismi ma anche senza sconti.

Il Surgeon General americano — la massima autorità sanitaria USA — ha messo nero su bianco nel 2023 che gli adolescenti che passano più di tre ore al giorno sui social hanno un rischio doppio di sintomi di ansia e depressione, e che l’adolescenza è una finestra critica dello sviluppo cerebrale, in cui i circuiti della ricompensa sociale sono al massimo della sensibilità.

Su JAMA Pediatrics, uno studio longitudinale con risonanza magnetica (Maza et al., 2023) ha seguito per tre anni ragazzi di 12 anni: chi controllava i social in modo abituale e compulsivo mostrava negli anni una diversa traiettoria di sviluppo delle aree cerebrali che rispondono alle ricompense sociali. Il cervello che si allena all’attesa del like, cambia la sua configurazione.

E uno studio su JAMA Network Open (coorte UCSF, oltre 11.000 adolescenti seguiti per 5 anni) ha aggiunto il tassello più interessante: nei maschi di 14-15 anni l’uso “da dipendenza” dei social precede la comparsa di sintomi ADHD — e a contare non è il tempo di schermo totale, ma il pattern: l’incapacità di staccare. Che è esattamente ciò su cui intervengono le misure dell’accordo: non vietano i contenuti, interrompono il meccanismo — il limite, la pausa, il buio notturno, il feed che non ti insegue.

Della differenza tra usare lo schermo e farsi svuotare dallo schermo avevo scritto qui, quando il “brain rot” è diventato scienza.

E noi adulti?

Sarebbe comodo pensare che sia un problema dei sedicenni. Ma il meccanismo che l’accordo smonta — lo scroll infinito, la notifica che interrompe, il feed che conosce le tue debolezze — è lo stesso per tutti, solo che noi non abbiamo ancora un procuratore che negozia per conto nostro (!). Ma anche qui la ricerca è chiara: uno studio prospettico su 400 lavoratori inglesi ha mostrato che a proteggere dal technostress e dall’esaurimento non è quanto si usa la tecnologia, ma come — con quanta intenzione, attenzione e consapevolezza.

È la tesi su cui ho scritto il mio libro e poi il Mindful Tech Program a seguire: demonizzare gli strumenti non serve, quello che è importante è riprendersi il controllo del meccanismo. Da soli e nelle aziende, dove lo scroll infinito non lo toglie nessun patteggiamento. Perché i minori avranno il loro limite per contratto. Ma noi questo limite, dovremo costruirlo da noi stessi, giorno per giorno.

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Andrea Prosperi

Andrea Prosperi

Mindfulness teacher & trainer, scrittore e rapper (Barry Convex). Neurodivergente. Scrivo di tecnologia, mente e presenza. Autore di «Mindful Tech».