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La California vieta ai social di accedere ai ragazzi

Il parlamento californiano ha approvato all'unanimità una legge che non chiude i social agli under 16: toglie ai social le due leve che li tengono incollati, il feed algoritmico e l'autoplay. Le testate parlano di divieto. È un'altra cosa, più interessante — e riguarda anche noi adulti.

Andrea Prosperi
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Il 31 agosto l'Assemblea e il Senato della California hanno approvato, senza un solo voto contrario, l'Assembly Bill 1709. Il primo firmatario, il democratico Josh Lowenthal, l'ha riassunta con una frase che è già un titolo: «Non stiamo vietando ai ragazzi di accedere ai social. Stiamo vietando ai social di accedere ai ragazzi».

Vale la pena capire cosa c'è scritto davvero, perché in Italia nessuno l'ha ancora letta e perché, come per il patteggiamento Meta della settimana prima, la notizia è nei dettagli.

Cosa dice la legge (e cosa dicono i titoli)

Molti titoli in giro dicono: niente feed algoritmici, scroll infinito, autoplay e notifiche per gli under 16. Sono andato a leggere il testo approvato, la versione «enrolled» del 4 settembre. Le funzioni che la legge definisce addictive feature — «funzioni psicologicamente sfruttatrici, pensate per massimizzare l'engagement, che prevedibilmente portano a un uso compulsivo» — sono due: il feed algoritmico, cioè qualsiasi flusso di contenuti scelto in base a quello che sai dell'utente, e l'autoplay. Lo scroll infinito e le notifiche compaiono solo nelle premesse, dove il legislatore spiega perché interviene. Potranno entrare nell'elenco più avanti, per regolamento dell'Attorney General. Ma oggi non ci sono.

Il meccanismo però è questo: una piattaforma può tenere gli under 16 solo se offre loro una versione senza quelle funzioni. Se non può o non vuole, deve cancellare l'account e i dati. Le multe arrivano a 50.000 dollari per ogni minore se la violazione è consapevole. Per sapere chi ha meno di sedici anni la legge si appoggia a una norma già approvata, che dal 2027 obbliga i sistemi operativi a comunicare alle app la fascia d'età dell'utente: niente documenti da caricare, almeno sulla carta. E poi nasce anche una commissione per la sicurezza online, con pediatri e tecnologi, presso l'ufficio del procuratore generale. Una legge gemella, AB 2, alza a un milione di dollari il risarcimento minimo per un minore danneggiato dalla negligenza di una piattaforma.

A dirla tutta manca ancora la firma del governatore Newsom, ma Lowenthal la dà per certa entro settembre. La Electronic Frontier Foundation, la più nota organizzazione americana per i diritti digitali, ha chiesto il veto: secondo loro «feed algoritmico» è un'etichetta così larga da comprendere anche i meccanismi base — chi segui, cosa ti piace — e la legge diventa di fatto un divieto totale, con in più un problema di privacy sulla verifica dell'età. È un'obiezione seria, e non è detto che i tribunali non le diano ragione: leggi simili in Utah e Arkansas sono state bloccate in nome del Primo emendamento.

Perché è diversa da un divieto

Qui sta la cosa interessante. L'Australia ha vietato i social sotto i 16 anni. La Francia ha provato con i 15 e a luglio il parlamento ha bocciato. In Italia il ddl 1136, firmato insieme da Fratelli d'Italia e PD, prevede lo stesso divieto sotto i 15 ed è fermo in Senato da mesi. Tutte queste leggi ragionano sull'accesso: chi può entrare.

La California ragiona sul design: cosa può fare la piattaforma con chi è dentro. È una differenza di sostanza, perché sposta la responsabilità dal ragazzo (e dai genitori, che «non possono competere con un algoritmo costruito in laboratorio per tenere i figli a scrollare», dice Jim Steyer di Common Sense Media) a chi quell'algoritmo l'ha progettato. Non «tu non puoi stare qui», ma «tu, piattaforma, non puoi usare queste leve su di lui».

E lo dice dopo che, sette giorni prima, Meta ha accettato di pagare fino a 17 miliardi di dollari a 47 stati, con l'impegno a cambiare il prodotto. Lowenthal è stato esplicito: «Abbiamo visto che le piattaforme cambiano completamente il design, purché non debbano pagare multe enormi. Rispondono alla penalità economica». Prima la causa, poi la legge. Il fronte si è spostato dal risarcimento del danno alla regolazione della causa.

La domanda che la legge non fa

Ora provo a fare una cosa che il legislatore californiano non può fare, e che io invece posso. Le due funzioni che la California ha deciso di togliere ai sedicenni — un flusso di contenuti scelto da un algoritmo per tenerti dentro, e il video successivo che parte da solo — sono esattamente le stesse che io e te abbiamo sul telefono adesso. Il cervello di un adulto non ha un interruttore diverso. Ha solo, in teoria, una corteccia prefrontale finita di maturare, e quindi un po' più di margine per accorgersi di quello che sta succedendo. In teoria.

La legge dice, nero su bianco, che quelle funzioni «rispecchiano sistemi di rinforzo comportamentale associati alla dipendenza». Non è un'opinione di un mindfulness trainer, è il testo di una legge approvata all'unanimità nello stato dove quelle aziende hanno sede. Poi la legge protegge chi ha meno di sedici anni e lascia tutti gli altri esattamente dove sono: nel feed.

Non credo che serva una legge per gli adulti. Credo che serva sapere che il problema non è la nostra forza di volontà. Tre cose che possiamo fare da soli, e che equivalgono ad applicarci l'AB 1709 per conto nostro: (1) dove si può, passare al feed cronologico — Instagram e X lo permettono, a fatica; (2) spegnere l'autoplay, ovunque: YouTube, Instagram, Netflix, LinkedIn, tutti lo nascondono nelle impostazioni, tutti ce l'hanno; (3) togliere le notifiche ai social, che nella legge californiana non ci sono ancora, ma nella nostra giornata sì. Nessuna delle tre chiede disciplina. Chiedono cinque minuti una volta sola. Di questo, e del perché funziona, ho scritto nel mio libro Mindful Tech.

Il resto è attenzione: accorgersi, mentre scrolli, che stai scrollando (sembra niente… ma non lo è!). Un sedicenne californiano dal 2027 avrà una piattaforma progettata per lasciarglielo fare. Noi dobbiamo imparare a farlo per conto nostro.

P.S. (13 settembre 2026) — Newsom ha firmato: l’AB 1709 è legge dal 10 settembre, dentro un pacchetto di tredici provvedimenti sulla sicurezza dei minori online. Nello stesso giorno è passata anche Adam’s Law, che si occupa dell’altra metà del problema — i chatbot di compagnia, e quello che non potranno più fare a un ragazzo: La California vieta ai chatbot di adulare i minori. Basterà? (13 settembre 2026).

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Andrea Prosperi

Andrea Prosperi

Mindfulness teacher & trainer, scrittore e rapper (Barry Convex). Neurodivergente. Scrivo di tecnologia, mente e presenza. Autore di «Mindful Tech».