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La mente che vaga non è sempre un difetto: la pista creativa dell’ADHD

Uno studio presentato all'ECNP 2025 collega ADHD e creatività attraverso il mind-wandering: la mente che vaga può diventare una risorsa, se impari a guidarla.

Andrea Prosperi
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C'è un rimprovero che chi ha l'ADHD si sente ripetere fin da bambino: "stai sognando a occhi aperti, torna qui". (se sapeste quante volte lo hanno detto a me!!) Eppure proprio quella mente che scappa dal compito potrebbe essere una delle sue risorse più preziose. Lo suggerisce una ricerca del Radboud University Medical Centre presentata al congresso ECNP 2025 di Amsterdam: è il primo studio a mettere in relazione diretta ADHD e creatività passando per un fenomeno preciso, il mind-wandering, il vagabondaggio mentale.

Il lavoro non è un aneddoto motivazionale. I ricercatori hanno analizzato due gruppi indipendenti — uno europeo e uno britannico, 750 partecipanti in tutto — e hanno trovato lo stesso schema in entrambi: chi riportava sintomi ADHD più marcati mostrava anche più vagabondaggio mentale, e a un'incidenza più alta di mind-wandering corrispondevano punteggi di creatività più elevati, misurati con test di originalità e pensiero divergente. Averlo osservato in due campioni separati rende il segnale più solido.

Il punto teorico più utile, però, è una distinzione. Esiste un vagabondaggio spontaneo, quello che ci porta via dal compito senza che lo decidiamo, e uno deliberato, in cui ci concediamo di lasciar correre i pensieri per esplorare. Il primo è la classica "distrazione" che manda in tilt una giornata di lavoro; il secondo è la materia prima delle idee che arrivano sotto la doccia. La proposta dei ricercatori è che si possa imparare a spostare il baricentro dal primo al secondo. E qui subentra la mindfulness, che il lead researcher Han Fang indica esplicitamente come possibile leva per trasformare un vagabondaggio subìto in un vagabondaggio guidato.

È esattamente il ribaltamento che mi interessa: non "curare" la mente che vaga, ma addestrarla a vagare quando serve. Nella pratica quotidiana significa poche cose concrete. Ritagliare finestre in cui il pensiero è libero di deragliare senza sensi di colpa — una camminata senza cuffie, dieci minuti col taccuino e nessuno schermo. E, sull'altro versante, allenare l'attenzione con una pratica formale, così da poter scegliere di tornare al compito quando la deriva è diventata solo rumore. Non è controllo contro libertà: è imparare a passare dall'uno all'altra.

Un avvertimento onesto, perché il tema si presta agli entusiasmi facili: questa è una correlazione, non una prova di causa, e lo studio completo non è ancora stato pubblicato. Non dice che ADHD uguale creatività, né che la distrazione vada coltivata a briglia sciolta. Dice qualcosa di più sottile e più prezioso: che un tratto vissuto come puro deficit ha un rovescio, e che la differenza tra il rovescio e il difetto la fa spesso il modo in cui impariamo a stare con la nostra attenzione.

C'è un'ultima considerazione, importantissima: la creatività non è appannaggio di chi ha l'ADHD. Il pensiero laterale lo possiamo sviluppare tutti, allenandoci: nell'ADHD c'è probabilmente una tendenza spontanea, figlia di un vagabondaggio mentale naturale; per tutti gli altri è una pratica da coltivare. Me lo ricordava Camilla Valle Porlezza nell'intervista uscita pochi giorni fa su queste pagine: «Non credo molto all'idea del talento come qualcosa di magico che alcune persone possiedono e altre no. Credo molto di più nell'allenamento dello sguardo». E le idee, diceva, «raramente arrivano dal nulla: sono il risultato di pezzi di cose che vediamo e viviamo». La mente che vaga è un punto di partenza; l'antenna accesa, quella, si allena.

Se vuoi approfondire il legame tra mindfulness e creatività, dai un'occhiata a Creativity Mindfulness: è un percorso che ho costruito proprio su questo.

P.S. Il vagabondaggio mentale non è una risorsa solo per chi ha l'ADHD: di come le pause in cui la mente vaga migliorino la creatività di tutti ho scritto in «Staccare per creare: la mente che vaga batte il focus a oltranza» (24 luglio 2026).

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Andrea Prosperi

Andrea Prosperi

Mindfulness teacher & trainer, scrittore e rapper (Barry Convex). Neurodivergente. Scrivo di tecnologia, mente e presenza. Autore di «Mindful Tech».