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Neurodivergenza

La diagnosi in abbonamento: la parabola di Done Global

Sei anni alla fondatrice della telehealth che ha distribuito 37 milioni di pillole di Adderall. Una storia che Philip K. Dick aveva già scritto nel 1977.

Andrea Prosperi
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In Un oscuro scrutare, Philip K. Dick immagina la New Path: l’organizzazione che riabilita i tossicodipendenti dalla Sostanza M è la stessa che, in campi nascosti, la coltiva. Chi cura è chi spaccia, e il cerchio si chiude sulla pelle del paziente. Per quasi cinquant’anni l’abbiamo letta come una parabola paranoica. Poi, il 7 luglio, un tribunale federale americano ha condannato a sei anni di carcere e un milione di dollari di multa Ruthia He, fondatrice ed ex CEO di Done Global — piattaforma di telemedicina specializzata in ADHD — e a due anni il suo presidente clinico David Brody, per uno schema da 90 milioni di dollari che secondo il Dipartimento di Giustizia USA ha distribuito illegalmente oltre 37 milioni di pillole di Adderall.

Per chi non lo sapesse, l’ADHD è un disturbo del neurosviluppo che riguarda la regolazione dell’attenzione, degli impulsi e dell’attività: non semplice distrazione, ma un funzionamento diverso che richiede una diagnosi clinica accurata. L’Adderall è il farmaco che negli Stati Uniti viene più spesso prescritto per trattarlo: un mix di sali di anfetamina — uno stimolante, efficace quando la diagnosi è giusta, ma con un reale potenziale d’abuso. È esattamente per questo che la sua prescrizione è (sarebbe) severamente regolata.

Il comunicato del Dipartimento di Giustizia americano sembra la scaletta del romanzo: oltre 40 milioni di dollari in pubblicità «per convincere gli americani di soffrire di ADHD», abbonamento mensile con rinnovo automatico della prescrizione, prime visite dimezzate, clinici pagati fino a 60.000 dollari al mese per prescrivere, ricette firmate ogni trenta secondi a pazienti mai incontrati. In alcuni casi le prescrizioni sono proseguite durante ricoveri psichiatrici, e perfino dopo la morte del paziente. Prima si crea il bisogno, poi si vende la sostanza. In pratica era la New Path di Philip Dick, ma con un’interfaccia più pulita.

E poi c’è un rischio concreto, che riguarda chi l’ADHD ce l’ha davvero: che casi come questo alimentino il sospetto verso ogni diagnosi e ogni prescrizione. Ma i dati dicono altro: una revisione commissionata dalla FDA su 64 studi mostra, per fortuna, che l’abuso di stimolanti tra i giovani adulti americani si è quasi dimezzato in sette anni.

Dick scriveva che la realtà è ciò che non se ne va quando smetti di crederci. Ma la realtà, qui, è doppia: i pazienti veri restano — e resta un mercato che ha trovato nell’attenzione, la nostra risorsa più contesa, il suo prodotto perfetto.

Se il tema ti interessa — e vuoi capire come si aiutano davvero le persone neurodivergenti, senza abbonamento mensile — qui racconto come lavoro con le aziende sulla neuroinclusione. (Finora non mi ha arrestato nessuno!)

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Andrea Prosperi

Andrea Prosperi

Mindfulness teacher & trainer, scrittore e rapper (Barry Convex). Neurodivergente. Scrivo di tecnologia, mente e presenza. Autore di «Mindful Tech».