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Neurodivergenza

La neuroinclusione aumenta la produttività in azienda

Un nuovo studio ribalta la prospettiva: l'attenzione ai dipendenti neurodivergenti non è un costo da gestire, ma il più forte predittore del benessere di tutti. E le aziende farebbero bene a prenderne nota.

Andrea Prosperi
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Nelle aziende la neurodivergenza è spesso vista come un problema da risolvere, un tema da delegare alle risorse umane o un costo da assorbire. Invece, un report da poco pubblicato suggerisce di rovesciare completamente la prospettiva: e se la neuroinclusione fosse una delle leve più potenti per il benessere dell'intera organizzazione?

A sostenerlo è il neuroscienziato Ludovico Saint Amour di Chanaz, che ha presentato su Psychology Today un report realizzato con NeuroBridge. Il metodo è un confronto sul campo: due aziende, una con un impegno strutturato sulla neuroinclusione e una senza, osservate su benessere, stress, lamentele e permanenza dei dipendenti.

I risultati vanno in una direzione precisa. Nell'azienda neuroinclusiva i dipendenti neurodivergenti restano di più, riportano meno stress e meno reclami. E fino a qui nulla di sorprendente. Il dato interessante è che i benefici si estendono anche ai colleghi neurotipici, che si scoprono più coinvolti nel lavoro e meno insoddisfatti. Tanto che la neuroinclusione percepita è risultata il principale predittore del benessere di tutti i dipendenti — più delle iniziative generiche di diversity & inclusion e della formazione.

Il meccanismo che gli autori propongono è quello del person-environment fit, l'adattamento tra persona e ambiente: una cultura che accetta modi diversi di lavorare riduce l'attrito per chiunque. Ecco un esempio illuminante tratto dal report: un neogenitore che dorme poco beneficia degli stessi accorgimenti pensati per un collega con ADHD. Progettare per le menti più sensibili al contesto significa, di fatto, progettare meglio per tutti.

Si tratta di uno studio pionieristico condotto per ora su poche aziende: ulteriori dati potranno o meno confermare quelli che in effetti sembrano essere i risultati logicamente attesi quando si crea un ambiente lavorativo a misura di tutti.

Ma c'è dell'altro. I lavoratori neurodivergenti hanno in media 2,5 volte meno probabilità di avanzare di carriera, e il 58% di loro non dichiara la propria condizione per paura dello stigma. Che inutile spreco di talento e di energia!

La conclusione è semplice: occuparsi dei dipendenti neurodivergenti non è un gesto di generosità, è una scelta strategica. Flessibilità, comunicazione chiara, sicurezza psicologica, spazi che rispettano l'attenzione: sono interventi pensati per loro, ma i dati dicono che migliorano le condizioni di lavoro di tutti. E quando le persone lavorano meglio, anche la produttività cresce.

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Andrea Prosperi

Andrea Prosperi

Mindfulness teacher & trainer, scrittore e rapper (Barry Convex). Neurodivergente. Scrivo di tecnologia, mente e presenza. Autore di «Mindful Tech».