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La meditazione della montagna: rimanere fermi mentre tutto cambia intorno a noi

È la pratica che Kabat-Zinn ha messo nell'MBSR per i giorni storti: ti siedi, immagini una montagna e ne prendi in prestito la stabilità. Non serve a farti sentire calmo. Serve a farti restare.

Andrea Prosperi
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La meditazione della montagna è una pratica di visualizzazione: seduti, si immagina una montagna e si incarna la sua postura e la sua stabilità, mentre intorno cambiano la luce, le stagioni, il tempo atmosferico… Dura dai venti minuti in su e allena una cosa precisa: restare fermi mentre quello che ti attraversa non lo è.

In breve — Durata: 20-30 minuti · Posizione: seduta, schiena eretta, su sedia o cuscino · Quando: nei giorni in cui abbiamo bisogno di stabilità, prima o dopo una giornata difficile · Livello: intermedio (serve un minimo di dimestichezza con le pratiche di base).

A cosa serve

A distinguere te dal momento che stai attraversando. Sulla montagna passano nuvole, temporali e mesi di neve, e la montagna resta montagna: la pratica usa questa immagine per allenare l'atteggiamento che in mindfulness si chiama equanimità (che non è indifferenza!), cioè la capacità di reggere quello che c'è senza esserne rovesciati. È la pratica che consiglio quando qualcuno mi dice «non riesco a meditare perché sono agitato»: qui l'agitazione non è un ostacolo da togliere, ma può essere la base di partenza.

Cosa succede nel cervello

Immaginare non è fantasticare: l'immagine mentale usa in buona parte la stessa macchina della percezione. Le rassegne sull'argomento — la più completa è quella di Joel Pearson su Nature Reviews Neuroscience nel 2019 — descrivono l'immaginazione visiva come una rete che va dalla corteccia frontale fino alle aree sensoriali, con la corteccia visiva primaria che si attiva come nel vedere, ma un po' più debolmente: una versione attenuata della percezione. Detto in pratica: una metafora immaginata bene non resta un concetto, diventa qualcosa che il corpo registra come esperienza. È il motivo per cui «pensare alla stabilità» non fa niente, mentre stare venti minuti a immaginarsi come una montagna può lasciare un segno.

Ecco una versione di base, descritta passo per passo

  1. Siediti con la schiena eretta e non appoggiata, i piedi a terra, le mani sulle gambe. Prendi due o tre respiri senza modificarli.
  2. Porta l'attenzione alla postura: la base che pesa sulla sedia, la colonna che sale, la testa che galleggia su, in cima. Sei già la forma di una montagna.
  3. Immagina una montagna. Non deve essere bella né reale: va bene quella che ti viene. Guardala da fuori per qualche respiro — la base larga, i fianchi, la cima.
  4. Lascia che l'immagine scivoli dentro di te: la base diventa il bacino, i fianchi le spalle, la cima la testa. Respira stando seduto come una montagna.
  5. Fai passare il tempo. Il sole che sorge e tramonta, le nuvole che coprono la cima, il temporale, la neve, la primavera. La montagna non fa niente di tutto questo: attraversa quello che accade.
  6. Ora fai passare il tuo, di tempo: gli stati d'animo, i pensieri, i fastidi di oggi. Guardali come meteo — arrivano, insistono… ma poi se ne vanno. Tu resti la montagna.
  7. Nell'ultimo minuto lascia andare l'immagine e torna a sentire solo il corpo seduto. Poi apri gli occhi.

Gli errori più comuni

«Non vedo niente.» Una parte di persone non produce immagini mentali — a qualcuno manca del tutto. Non sei un caso perso: la pratica funziona lo stesso passando dal sentire invece che dal vedere. La sensazione di peso alla base, la verticalità della schiena, la larghezza delle spalle: quella è già la montagna. Se è il tuo caso, il body scan è la porta d'ingresso giusta.

Confondere stabilità e durezza. La montagna non nega il temporale e non lo trova sbagliato. Se durante la pratica ti scopri a stringere i denti per «reggere», hai preso la roccia e lasciato indietro la montagna.

Usarla per scappare. L'immagine è comoda, e il rischio è metterla al posto di quello che c'è: mi immagino saldo così non sento che sono triste. La pratica serve a stare col meteo, non a cambiare canale. Questo è molto importante.

Aspettarsi la calma. Se alla fine sei ancora agitato non hai sbagliato: hai passato venti minuti a non essere trascinato via, che è esattamente l'esercizio. Hai fatto esperienza di una cosa importante, sei rimasto fermo, nulla ti ha spostato per davvero.

Da dove viene

La mettiamo in conto a Jon Kabat-Zinn, che la descrive in Dovunque tu vada, ci sei già (1994) e la usa nel protocollo MBSR, dove torna spesso nelle settimane centrali insieme alla sua pratica sorella, la meditazione del lago. La radice però è più antica: la montagna come immagine di una mente che non si sposta attraversa tutta la letteratura contemplativa, dal Tibet al Giappone.

Se vuoi provarla con una guida, anche senza montagne davanti agli occhi, c'è il corso individuale di meditazione online: otto incontri costruiti su di te.

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Andrea Prosperi

Andrea Prosperi

Mindfulness teacher & trainer, scrittore e rapper (Barry Convex). Neurodivergente. Scrivo di tecnologia, mente e presenza. Autore di «Mindful Tech».